La nozione di «classico» in Du Bellay e il modello italiano

 

cecchetti medici

 

Partendo dalla riflessione di Du Bellay sul concetto di imitazione, si cerca di ricostruire come questo stesso concetto presupponga la nozione di un modello: modello, in questo caso, derivato da una classicità che si allarga a Petrarca e ai petrarchisti italiani, proprio per il fatto di considerare non solo il greco e il latino, ma anche il vulgaire Toscan, quali serbatoi di arricchimento per il volgare francese. Così nella prefazione all’Olive augmentée del 1550 Du Bellay ribadisce sia la supremazia del modello classico greco e latino sia la reductio alla classicità del modello italiano (Petrarca e i modernes). Viene inoltre messo in evidenza come l’operazione compiuta da Du Bellay sotto l’etichetta di imitation sia complessa e riveli continue oscillazioni, nella sovrapposizione di modelli anche contrastanti, per esempio quelli del petrarchismo e quelli dell’antipetrarchismo bernesco. Così pure nell’ultima produzione del 1558 Du Bellay ostenta una negazione programmatica dei modelli raccomandati nelle prime riflessioni di poetica. Nella seconda parte di questo contributo vengono illustrate le modalità con cui Du Bellay si rapporta con il testo petrarchesco, mettendo in gioco la nozione di modello e di classicità su cui riflette nei testi teorici, attraverso l’analisi dell’imitazione e rielaborazione del sonetto 35 del Canzoniere di Petrarca, ripreso nel sonetto dell’Olive «Seul, et pensif par la deserte plaine».

 

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